QUADERNO NERO

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la propensione alla scrittura non la perdo mai. quella alla musica – esperimenti nell’ambito industriale / post industriale, in quello della musica concreta e del minimalismo, la sperimentazione come punto di partenza .. e naturalmente il punk HC – nemmeno. e poi quella al canto, ma quando mai! e la propensione alle letture? ostinata, non finirà mai. e quella all’amore soprattutto NON finisce. il mio passo non cede. il cuore è ancora colmo. il mio amore non decade. e l’amore è dappertutto.
questi sono testi scritti all’inizio del 2013. li ho riuniti in una raccolta che ho chiamato QUADERNO NERO con una postfazione di carmine mangone, amico fraterno e compagno di scorrerie poetico-elettroniche memorabili con PNG, che mi onora. l’ho stampata nel novembre 2015, si tratta di una autoproduzione, fuori con il nome nihilNONorgan INDUSTRIE, tiratura limitatissima, per il momento. ne metto qui giusto uno stralcio a caso. adieu

 

 

1.

pilotato da altezze senza regola
ho prosciugato il mondo [ il mio
è stato un micropotere in decadenza
da subito
] mentre uno solo dei canali
mi dissetava univoco [ senza
condizioni
] senza interesse –

prendendomi le macerie intorno
ho riempito tutto il vuoto [ il mio
è sempre stato un po’ pieno
] mentre ora
fin dal principio [ senza
condizioni
] cerco di riassorbire
il carattere deforme conseguente –

a che serve allora stare ancora qui [ con la
scrittura
] a scremare le impurità a
riprendere da capo una consistenza
risultata da subito _ senza forma?

 

2.

un tempo m’accorsi formandomi
[ nuotandoci contro gridando nel liquido ] de
l’inutilità sostanziale di cose come la fede o
l’altruismo il credo [ ogni stanza piena di gente ]
e cominciò a formarsi stagliata scoccata
una corazza di marmo generata [ in sonno
dentro la luce _ al centro di tutto quanto
] dal tempo
costantemente e _ ostile [ circondato tutto il cuore
la mia forma semiaddormentata
] e quantunque
venissi trasportato da un enorme numero di corpi
la mia mano non stringeva niente [ avvertivo soltanto
l’immobilità _ conficcata nella notte come un cuneo
] e
sperando di vedere luce in quella macchia di
buio statico atroce mi convinsi _ di poterla attaccare
quella mancanza senza più forma –
poi _ il fiore della mia bocca [ mentre asciugo
macchinalmente lacrime con l’altra mano
] cominciò
a profumare [ cessando di essere infelice ]
come profumano le maree lunari
che m’invento

 

3.

[ per poi finire profetico come _ una ragione guasta ]

per finire come una melma
per la strada increata vibratile –
in una espansione totale far fibrillare
il cuore che sto cercando che non c’è –
in una proiezione di lanci di rifrazioni
senza motivo ancora cerco di capire –
briciole incollate alle labbra vibrano
provano l’istante come indignazione
cresce assieme al bisogno marcato
il rilievo delle stomacature –
ci fosse soltanto un rumore pneumatico
che valga come cenno d’intesa potrei
rimuovere qualcuno di quegli annunci
come se si andasse un po’ più oltre
più verso _ una radice? cosa?

[ non gl’interessava neppure _ difendersi più ]

 

4.

dalla mia stessa forma proviene [ li ho azzerati li ho
annientati
] il risultato della mia immobile
trascuratezza [ la bocca su un’altalena
si apriva e oscillava nel canto
] eppure
sempre più caparbiamente contavo su
la direzione giusta [ mi pareva di sentire
anomalie nella mia circolazione sanguigna nella
increspata discesa di tutto quel flusso rosso
]
quella considerata dal mio tramonto come
la più blindata [ lo stato di allarme perenne in cui vivo
mi condiziona facendomi poltiglia cieca
] e
senza essere obbediente [ crudo ] confermo
l’incomunicabilità

 

5.

a qualsiasi ora del giorno
ogni rintocco vicino [ che ritengo
rischios
o ] si distingue dalle impronte
che il mio corpo lascia
come [ abbandonate le tappe verso
la morte attuale
] una caduta originaria
che soltanto si sforza ad uscirne
dalla palude disperante della storia
con notevole precisione [ e forgiando
dissipatezze rancorose
] si spera

 

6.

se potessi incolparmi da solo [ e poi
riprendessi il fiato
] rovesciarmi addosso
le colpe di tanta monotonia [ sarebbe
un odore diverso quell’odore dalle viscere
]
potrebbe essere [ alla fine _ mentre annodo
le inconsistenze
] che NON mi chiudo ma
vigilo l’entrata della mia fine [ sterile eco ]

 

7.

mi son sentito impallidire
nell’invenzione dei miei ultimi
detriti. camminavo avanti e indietro
credendo di morire. in mano
un telo nero e _ con la bocca insanguinata.
in quell’istante di [ scambiato rimosso
mi rifacevo dal nucleo più infondo
] feconda
imprevista concentrazione mi apparve
un semimondo concreto dalle articolazioni
deliranti e tumultuose. non avevo
ancora parlato a nessuno di quelle
costellazioni increate per le quali [ vero intero ]
avrei potuto anche scambiarti
nelle fredde notti solitarie.

 

 

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