son venuto qui per sparire

sono fermo alla porta. la pavimentazione è tutta sconnessa e continuo a fissarla nel buio. ogni tanto mi viene in mente che dovrei comprare qualcosa da mangiare. per quale ragione, poi .. i vetri delle finestre son tutti spaccati. il silenzio è tale che riesco a sentire il clangore del mio corpo che continua ad essere stritolato e smembrato dentro il corpo di un altro. mi guardo attorno per qualche interminabile momento. la mia andatura nell’immobilità pietrificata somiglia a una piuma di un corpo in volo. la parete affrescata cade a pezzi. davanti un piccolo corridoio .. una stradina come ce ne sono a centinaia. sul ciglio mi ripropongo di vedere. di vedere come prima. concentrarmi sulla visione, lo sguardo è il mezzo. ma non c’è nessuno. me ne sto al buio con la torcia spenta nella mano sinistra. l’altro corpo continua a seguirmi nell’ombra dell’edificio tutto nero. in piena notte. al buio. da solo. fermo alla porta.

 

uno alla mattina conta una ruga in più / mentre la sonda juno striscia sugli asfalti di giove / rimirandosi la crepa sopra il bacino / e le urla di 292 morti a baghdad –

due poi al pomeriggio / a contendersi al caldo una schierata fattispecie / di polveri di stelle nel cielo / mentre il fascista vibra il colpo a emmanuel / e l’italiano riscopre l’antifascismo / e la moglie diamond a occhi sgranati di philando carlise / filma lo sbirro che lo ammazza negli USA / her young daughter sat in the back seat –

e poi tre alla mattina col sole a palla / misurando l’area del 730 precompilato / e i petti squarciati di 5 sbirri morti / esperti di fatti razziali sull’asfalto / e le misure disciplinari contro spagna e portogallo / parcheggiati da tempo in sosta vietata nel / crogiuolo mefitico dell’occidente in fiamme –

 

– beh dunque stefano giaccone ha avuto l’idea di lavorare intorno al mio Quaderno Nero che mi son stampato nel novembre anno scorso. 107 scritte nere dal gennaio al maggio 2013. non avevo mai pensato di fare una presentazione ma poi è arrivata questa idea di stefano .. e comunque non è che sia proprio una presentazione ma .. un lavoro più complesso che ci porterà nei prossimi mesi chissaddove. di certo in un posto smagliante e pieno d’amore, a dispetto delle esalazioni mefitiche di questo inizio secolo. abbiamo per le mani una materia complicata. ma questa volta venerdi 5 agosto allo Spazio Arka cominciamo a girarci intorno. proviamo a farci un’idea. cominciare il viaggio / la performance: io, lui e il mio sodale arnaldo .. e con giovanna mais al canto. e gli amici che verranno. –

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QUADERNO NERO

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la propensione alla scrittura non la perdo mai. quella alla musica – esperimenti nell’ambito industriale / post industriale, in quello della musica concreta e del minimalismo, la sperimentazione come punto di partenza .. e naturalmente il punk HC – nemmeno. e poi quella al canto, ma quando mai! e la propensione alle letture? ostinata, non finirà mai. e quella all’amore soprattutto NON finisce. il mio passo non cede. il cuore è ancora colmo. il mio amore non decade. e l’amore è dappertutto.
questi sono testi scritti all’inizio del 2013. li ho riuniti in una raccolta che ho chiamato QUADERNO NERO con una postfazione di carmine mangone, amico fraterno e compagno di scorrerie poetico-elettroniche memorabili con PNG, che mi onora. l’ho stampata nel novembre 2015, si tratta di una autoproduzione, fuori con il nome nihilNONorgan INDUSTRIE, tiratura limitatissima, per il momento. ne metto qui giusto uno stralcio a caso. adieu

 

 

1.

pilotato da altezze senza regola
ho prosciugato il mondo [ il mio
è stato un micropotere in decadenza
da subito
] mentre uno solo dei canali
mi dissetava univoco [ senza
condizioni
] senza interesse –

prendendomi le macerie intorno
ho riempito tutto il vuoto [ il mio
è sempre stato un po’ pieno
] mentre ora
fin dal principio [ senza
condizioni
] cerco di riassorbire
il carattere deforme conseguente –

a che serve allora stare ancora qui [ con la
scrittura
] a scremare le impurità a
riprendere da capo una consistenza
risultata da subito _ senza forma?

 

2.

un tempo m’accorsi formandomi
[ nuotandoci contro gridando nel liquido ] de
l’inutilità sostanziale di cose come la fede o
l’altruismo il credo [ ogni stanza piena di gente ]
e cominciò a formarsi stagliata scoccata
una corazza di marmo generata [ in sonno
dentro la luce _ al centro di tutto quanto
] dal tempo
costantemente e _ ostile [ circondato tutto il cuore
la mia forma semiaddormentata
] e quantunque
venissi trasportato da un enorme numero di corpi
la mia mano non stringeva niente [ avvertivo soltanto
l’immobilità _ conficcata nella notte come un cuneo
] e
sperando di vedere luce in quella macchia di
buio statico atroce mi convinsi _ di poterla attaccare
quella mancanza senza più forma –
poi _ il fiore della mia bocca [ mentre asciugo
macchinalmente lacrime con l’altra mano
] cominciò
a profumare [ cessando di essere infelice ]
come profumano le maree lunari
che m’invento

 

3.

[ per poi finire profetico come _ una ragione guasta ]

per finire come una melma
per la strada increata vibratile –
in una espansione totale far fibrillare
il cuore che sto cercando che non c’è –
in una proiezione di lanci di rifrazioni
senza motivo ancora cerco di capire –
briciole incollate alle labbra vibrano
provano l’istante come indignazione
cresce assieme al bisogno marcato
il rilievo delle stomacature –
ci fosse soltanto un rumore pneumatico
che valga come cenno d’intesa potrei
rimuovere qualcuno di quegli annunci
come se si andasse un po’ più oltre
più verso _ una radice? cosa?

[ non gl’interessava neppure _ difendersi più ]

 

4.

dalla mia stessa forma proviene [ li ho azzerati li ho
annientati
] il risultato della mia immobile
trascuratezza [ la bocca su un’altalena
si apriva e oscillava nel canto
] eppure
sempre più caparbiamente contavo su
la direzione giusta [ mi pareva di sentire
anomalie nella mia circolazione sanguigna nella
increspata discesa di tutto quel flusso rosso
]
quella considerata dal mio tramonto come
la più blindata [ lo stato di allarme perenne in cui vivo
mi condiziona facendomi poltiglia cieca
] e
senza essere obbediente [ crudo ] confermo
l’incomunicabilità

 

5.

a qualsiasi ora del giorno
ogni rintocco vicino [ che ritengo
rischios
o ] si distingue dalle impronte
che il mio corpo lascia
come [ abbandonate le tappe verso
la morte attuale
] una caduta originaria
che soltanto si sforza ad uscirne
dalla palude disperante della storia
con notevole precisione [ e forgiando
dissipatezze rancorose
] si spera

 

6.

se potessi incolparmi da solo [ e poi
riprendessi il fiato
] rovesciarmi addosso
le colpe di tanta monotonia [ sarebbe
un odore diverso quell’odore dalle viscere
]
potrebbe essere [ alla fine _ mentre annodo
le inconsistenze
] che NON mi chiudo ma
vigilo l’entrata della mia fine [ sterile eco ]

 

7.

mi son sentito impallidire
nell’invenzione dei miei ultimi
detriti. camminavo avanti e indietro
credendo di morire. in mano
un telo nero e _ con la bocca insanguinata.
in quell’istante di [ scambiato rimosso
mi rifacevo dal nucleo più infondo
] feconda
imprevista concentrazione mi apparve
un semimondo concreto dalle articolazioni
deliranti e tumultuose. non avevo
ancora parlato a nessuno di quelle
costellazioni increate per le quali [ vero intero ]
avrei potuto anche scambiarti
nelle fredde notti solitarie.

 

 

sarvam anityam : tutto è transitorio

ho la consapevolezza della mia totale impotenza. la mia esistenza se ne va a brandelli come una roba putrida. non possiedo più una realtà vera. avrei voluto non sentire più nulla. volevo allenarmi contro il dolore, e sopportare questa tortura. ero così malato, quasi demente. e non mi sarei meravigliato se, invece di parlare, avessi spalancato la bocca per lasciar colare la bava senza dire una parola. la mia vita non è giustificabile. sento il rumore del cuore sotto le mie ossa, sento il battito delle vene, penoso, nelle tempie. lo so. morirò in condizioni disonoranti. non avevo nulla da dire. non avevo ancora finito di perdermi.
[ nihilNONorgan + georges bataille ]

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ho fotografato accuratamente l’intero procedimento. ho rinvenuto parte delle ossa vicino ad un albero in giardino ma è il contradditorio della pelle e della carne che ho trovato veramente interessante. l’ho definito “un’icona rossa”. senza eguali. che divina il futuro. compio una vera indagine al laboratorio: un lavoro sporco e scrupoloso che richiede una minuziosità archeologica. ogni prova è riposta dentro una busta trasparente.

 

1^ RAPPORTO DI ROUTINE
ovvero _ informazioni dettagliate

[ il caso ha preso una nuova piega ]: identità archivio
e il titanio che si decodifica sulle pareti con
un fluire scintillante di considerazioni anomale:
decifrare il linguaggio del corpo alla luce
di una sola delle lampade a carburo
che ondeggia riposante dalla porta della
unica propria sostanza visiva filiforme –

[ i primi dati in arrivo ]: ecco l’uomo
un animale con la corteccia più evoluta
un equilibrio di microparticelle e stimolazioni
che riposano sulla lastra della precoscienza:
ma la tregua della carne è soltanto obnubilata
una miscela di relazioni rapide e
i centri del piacere nel cervello –

[ i resoconti mischiati in false cartelle ]: ma il gesto
dell’isolarsi sempre più spesso intorno al suo
involucro di pelle del sesso dove poter in quiete
riacquistare la propria ecologia interna
disfa l’identità del perimetro intorno
e imperla così la pianura del piacere mai espresso
dentro il canale del proprio impianto onirico –

[ le foto dei crimini sparse sul tavolo ]: le luci al neon
recano ombre frastagliate sul profilo delle intenzioni
e le sedie di ferro raschiate di recente pulsano di rosso
la pelle bianca in un ruscello di vapore
la ripetizione estranea delle serenità inglobate
il rigido commento destinato alle prede addormentate
il liquido rapporto gocciolante sul pavimento –

[ bustine segnate di rosso con esemplari di unghie ]: prede
prova a fare un altro giro mentre scendi e
segna con un gesso la linea il contorno del corpo
il lampo reciso dalla vena formicolante richiama
l’attenzione del tuo interno più solido
la rivolta insperata è rimossa dalle frenesie e
l’attenzione è concentrata sulle foto dei cadaveri –

[ dall’evacuazione in diretta TV dell’underground londinese
pochi attimi prima dell’esplosione al rallentatore ]: permettimi
di poter svegliarmi ancora fra i fili di ferro spinato
con le linee dei materiali liquidi che colano all’inverso
e la visuale contornata da elementi d’acciaio e di carne
la mia bocca richiusa e il fascio dei muscoli verdastri
determina l’ipotesi della ricerca che effettuo su di loro –

[ traumatismi contusivi ferite da coltello e soffocamento ]: l’utilità
data dalla devastazione il solo luogo fondamentale
le rive scoscese delle erogazioni dei vapori eterei
il rilievo crestoso del pericolo e la reazione mai perduta
della constatazione dell’odore l’umido e la luce piena
di un deserto di ghiaccio orbitante entro il proprio essere
eppure ancora già visto e avvertibile sostanziale –

[ la lune compie un’orbita che dura ventotto giorni ]: porzioni di
rilevanze appena concrete dovute ai punti decisivi
essere in grado di tornare dopo l’impiego di quella luce
l’emozione di quel calore fluido recato dal momento preciso
mentre il rantolo si confonde con la saliva della bocca
il tremolìo inconsulto il canale morto alla TV
il continuo rassicurante inudibile ronzìo del frigorifero –

[ dettagli anatomici per soddisfare desideri ]: una bruma
eccitante come una burrasca e i fondali rimuovono
tutte le minacce tutte le genuflessioni carnali tutte
le distinte sindromi da disagio le immersioni lunari
i disordini neurologici dell’organismo i crolli desertici
la comunicazione mutata del mistero dell’eccitazione
forse indifferente alla natura minacciata dell’invisibile –

[ analisi dei graffi sulle vittime ]: situate in un giardino
la collezione di sperma cosmetico in ampolle ingiallite ma
seppur la trasparenza argini l’evento biologico planetario
l’onda densa della caratteristica azione duplicatrice
ripara la tenebrosità e gli odori brumosi nella stanza
il luccicchìo delle catene tese e i pasti antropofagi
ordinati sul tavolo anatomico risonante nella penombra –

[ riscontri sulla dentatura ]: ottenuti al calcolatore
i risultati dei liquidi vaginali della preda combaciavano
con l’oblio turbinoso degli impulsi del fascio neutro
decisamente migliori dei riscontri sulla dentatura
il raggio del plasma avvertiva l’eliminazione del peso
il corpo bianco dai denti roventi riscattava la sua esistenza
con effetti d’inquinamento seriale gocciolando membra –

[ dynamo babe : l’eliminazione dei rifiuti ]: nello stadio iniziale
l’accanimento equivaleva a un denso torpore estatico
riprendendo le fila dell’incondizionato panorama neurale
il cuore riprese la frequenza normale dei battiti
stelle nelle prossimità dei resoconti inumiditi dal vapore
sorgenti di polveri vetrine associate all’onda dei resti
l’enorme involucro stipato e il blocco di appunti ben chiuso –

ora sono fuori

 

[ LO SCANTINATO SORDIDO : primo dei miei 29 rapporti di routine _ pubblicati in NON FINIRA’ MAI pesanervi press caserta 2009 / nihilNONorgan industrie cagliari 2013 _ improvvisamente dal vivo a fine anno forse ]

 

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da fiori di bufera a deadKey ov joy

mi sa che era il 1998 o il 1999. boh forse il 2000. il regista cagliaritano giovanni coda ci chiede un lavoro sonico-poetico incentrato sulla figura di derek jarman, regista pittore scrittore inglese morto di AIDS nel 1994, in occasione della presentazione di uno dei suoi innumerevoli festival. non ci pensammo due volte, allora eravamo machina amniotica [ anche se lavorammo solo io e systems quella volta ]: usammo il video che derek aveva realizzato per gli smiths the queen is dead, ma la musica era nostra industriale – e le parole erano tratte dai suoi diari. ricordo ancora molto bene una signora elegantissima che porta via il suo bambino, non appena comincio a leggere le parole di derek che parlavano di omosessualità, discriminazione, violenza, mancanza di diritti, AIDS e morte. cazzu successone! nel 2005 scrissi deadKey ov joy, che è dentro il mio primo libro Assolutamente Altrove .. un tributo ad una delle figure più straordinarie creative visionarie poetiche geniali che io abbia mai incrociato, che ha contribuito senz’altro a forgiare il mio immaginario. se sono così è pure colpa sua. a vent’anni dalla sua morte, sempre lui giovanni ci propone una “replica” del nostro lavoro già collaudato a dicembre anno scorso per la giornata della LILA. accettiamo e quindi venerdì 1 agosto allo spazio LE CUBE GALLERY la BRIGATA presenta DEADKEY OV JOY ED 2014: 45 minuti di visioni – elettronica – parola: il testo che leggerò è questo qui sotto, quello pubblicato in Assolutamente Altrove nel 2005.

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posa respirata appena
sul bordoCerchio di una falena

al chiaro presupposto della trascrizione
derek s’invola fra

le nebbie colorate
del mio buco nero Cosmico

 

DEADKEY OV JOY tributo a derek jarman ED 2014 ►

 

voglio condividere con te questa vanità
non riempire il silenzio di note false

voglio condividere il deserto di questo fallimento
o tracciare rotte nel vuoto

per te gli altri hanno creato un’autostrada
con corsie di sorpasso nei due sensi

io ti offro un viaggio senza direzione
incertezza e nessun lieto fine

allo svanire della luce
andai alla ricerca di me stesso

derek jarman .. the garden 1990

 

 

i.
ROSA FOETIDA TRICOLOR
[ breve lettera a derek ]

 

1.
devo dirti derek
quali sono i rimpianti e dove
se dalle linee della biro screpolata
la carta s’ispessisce gialla
e si compie il reale con la miseria
della decomposizione

compiuto il massacro della istintività
metto da parte ciò che da dentro si posa
gli occhi accesi d’un fuoco azzurro
il risveglio dell’ira di chi sa
che è la brace convulsa che cova
luminosa brucia nel cervello

le private sedi del volere sviliscono
poltiglia s’accumula su poltiglia più greve
la masticazione è più fastidiosa
ma sono ancora puro anche fra le loro braccia
mal stirate piegate come panni smorti
sullo schienale della memoria
i non corpi indefinibili

 

2.
ascolta derek:

una barella trasporta
una mistura di frattaglie stellari

una bruma disarticolata di
pause vuote fra corridoi sterili

la mia carne attua l’ultima fase
prima dell’invecchiamento

rovesciandosi nel catino
spruzzando acqua e sangue

sulle piastrelle disadorne
dell’esistenza

 

3.
io insieme a una quantità di ampolle
con le mie idee ingiallite in formalina
prima rivoluzionari e adesso?

tutto il mondo si rivernicia tenta
di colori differenti abbacinanti
una mano dopo l’altra mai troppo aperta
a dibattersi sfilacciarsi

è che c’è ancora troppa ragione
per non accordarsi con un futuro più fisico
e là in un angolo la minaccia
di perdere il privilegio della
sostanza stellare compiuto il passaggio
le bende in disordine

ma la memoria della carne
rintrona ancora forte mi prenota
sotto i nervi all’interno della pelle
lungo tutto il corpo
che non ho ancora scritto

 

4.
ascolta derek
devo dirti ancora ..

 

 

ii.
HYACINTHUS NONSCRIPTUS

pietra come: preparare un nastro per accogliere
fra le fila di raffia persiana e perle da urano
le microparticelle biologiche e dei
passi che tuonano dentro la testa come
passi dentro un sotterraneo desertico
e buio di popolamenti umani rachitici che ha
cuori inchiodati al silenzioVeleno e ..
compiere il caos: si ricolora il rimbombo e del sotterraneo
si schiudono gli schermi a forma di giacinti
mentre spargi il seme fra la
pietra insabbiata di sale e il sole
spinto da uno sbuffo risonante di profumi panici
e infili cazzi di pietra salata ritti dentro la terra
figure geometriche nel sole ventoso
mentre conto i kilometri di ombre
che compongono la cosmogonia della tua
chiave morta della gioia

 

 

iii.
DIGITALIS PURPUREA

non ho mani e dita per

[ non ero mai
vestito secondo la moda ]

cogliere fra le viscere dei colori
l’impotenza delle violenze su di me

[ ho guardato frammenti di notizie ]

all’ombra stampata come sulla pietra
stride di rosso tutta l’aria che si muove
inodore e pulsante come una vertigine

[ cammino in questo giardino
stringendo le mani degli amici morti

centinaia di frastuoni in un imbrunire casto
lontano alla vista il dovere del caso

la vecchiaia è arrivata presto per
la mia generazione congelata

e il mezzo sorriso incolpato di esser puri
si disperde in un alone verdastro

freddo freddo freddo
sono morti così silenziosamente ]

non ho davvero più mani

[ oh vento ti prego vattene! ]

né dita per coglierti da sopravvissuto
in questo campo pieno di fango e di miserie

[ denny ha lasciato un messaggio
per dirmi che howard è morto ]

il riverbero delle luci dell’alba
profuma come di sostanza di placenta
e nessuna speranza più conquista il margine

[ il sole è una pura sfera bianca in un cielo di gesso,
la foschia si alza sul promontorio in veli lattei,
i silenziosi amenti del salice spiccano il loro giallo pastello
nella notte argentata ]

una nebbia densa impedisce il respiro
e la luna dentro il tuo cuore
minaccia di decadere

e mentre cerchi nel letto il volto [ febbre io ti
resisto! ] scopri un grumo di petali contaminati
favoriti dall’infezione [ il virus attacca la creazione
la creatività appassisce ]

unico tempo unica voce mio unico occhio
testimone dell’eterea risonanza del martirio

[ l’atto di filmare ..
non il film ]

mentre ti guardi nel disfacimento e
imponendo all’uomo la condanna

[ la mia bocca
è aperta il mio corpo
imprigionato ]

come una suora
inintellegibile al qui ed ora
rivivi l’altrove come incensi
e brume di

[ sono innamorato ]

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iv.
AQUILEGIA

una pozza di luce chiara

anelli di nubi rosse
pietre scintillanti dal calore
api roteano fra le spire della digitale

zampa d’aquila
contro la peste nera
s’insinua nel mio giardino

 

 

v.
VIOLA TRICOLOR

viola tricolor [ sorge misterica
unica sorgente mercurio ]
come ombra trapezio
sulla tela di un pube
[ pensando alle piogge ]
intorno ad un totem organico

viola tricolor [ faccia contaminata
ritorno a strutture semimobili ]
con tinte prosciugate
cura la malattia
[ che indenne rumoreggia ]
intorno ad un totem organico

viola tricolor [ più desolata di un marmo
infestato da striature d’insetti ]
il mandante del crimine
con occhi di fuoco
[ rimesta nel sangue ]
intorno ad un totem organico

viola tricolor [ espressamente fra
l’ora convulsa e l’attimo di veglia ]
nuova cupa al mattino
una desolata crepa sul vetro
[ il mio cuore inscrive bifido ]
il credo su un totem organico

viola tricolor [ un rumore lancinante
al petto che risuona come cavo ]
impugnato il fallo
sù il prepuzio crestoso
[ sbuca il silenzio del giardino ]
e l’identità di un totem organico

viola tricolor [ agita lo sperma speziato
cavità di secche di memoria ]
imbratto le mani di sogno
mentre il tempo si aggira
[ sul mio cupo ansimare ]
e sull’ombra del totem organico

viola tricolor [ la bruma della cura
si distende sopra il fiato ]
sbanda luce ripiegata
senza memoria senza suono
[ risplendente di figure ribollenti ]
e sul cuore del totem organico

viola tricolor [ lo sguardo del satiro
brinda alla tensione ]
rivedi sfera
rimuovi maschera
[ ritrova panico ]
sul tempio del totem organico

viola tricolor [ blu sulle ferite
impronte per la cura ]
buca la tempia impiastrata
di filiformi linee di porpora
[ luoghi dorati in striature ]
la legge della luce del totem organico

viola tricolor [ luminosa oscurità
decrescente asciutta ]
rimpiazza gli occhi
imbrattati di sogni
[ in piedi nell’alba ]
sul tempio del totem organico

viola tricolor [ terra arsa
compiuto il crimine ]
leggermente quieto e caldo
spuntato grigio cenere
[ invasa di terrore del vuotarsi ]
accanto al circuito del totem organico

viola tricolor [ smeraldo eccede
sulla forma eterea del tuo corpo viola ]
di rado in penombra
cumuli di polvere d’oro
[ una crisi specchiata al mattino ]
la terra attorno al totem organico

viola tricolor [ entrando nella casa disabitata
materializzo la ferita ]
su una palude rosso sangue
nei visi involti il dolore
[ delle belle cose ]
alla fonte impietrita del totem organico

 

 

vi.
IRIS PSEUDOCORUS

i ciottoli di dungeness ► il corpo non ancora scritto
la spina dorsale della noncuranza
delle brutalità assunte

mondo a sbarre come barbiturici
lamiere d’aria che si esprimono filamentose
ombre incrinate sul muro con labbra aeree
funghi carnivori acqua di colonia ortiche comuni
gomma stirata delle palpebre lampo bianco
rumori archetipici fantasma di amputazione

corpo non ancora scritto ► frenato dall’eco
rilucore impiantato di spire tellurico
sbandato caotico rigenerato

 

 

vii.
SEMPERVIVUM

o al mattino all’alba o di notte
segretamente chiaro quanto tempestoso

eccetto quelle parti di cielo che
componevo come una fragile partitura

il muto linguaggio rumore
di un orologio rintocca inoltre

a tal punto che un taglio circolare
lavorato come un cesello di fattura rara

mi trasporta su un’isola fiammeggiante
la vista dei tuoi films come dei sogni

SEM PER VI VUM

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c’è chi è abituato a queste situazioni

un delitto collettivo
onnipossente impetuoso superbo
si annuncia _ col rumore di un tuono lontano

non vedi tu come il cielo
si fa cupo _ per un presagio silenzioso?

[ max stirner ]

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 più di un particolare mi balza agli occhi quando credo provo a _ perfezionarmi in una missione che ha un’aria intanfita e sterile. il delitto _ amato e indecoroso, potrebbe portarmi al di sopra delle cose frantumate che vivo o _ ad avvicinarmi andando all’indietro alle gioie degli specchi senza pudore delle stomacature. è il tempo finalmente di _ vivere qualcosa.

[ circa tre anni fa con systems parlammo di una poesia I MORTI DI BUGGERRU di sebastiano satta, poeta nuorese che NON amo propriamente, che trattava dei fatti di Buggerru 1904: 4 settembre gli sbirri uccisero 3 persone e ne ferirono tante altre durante uno sciopero di operai minatori che protestavano contro l’ennesima turpe iniziativa del padrone che riduceva ulteriormente le ore di riposo dei lavoratori. ne venne fuori il primo sciopero generale italiano. era dato un caso fra me e il mio sodale: questo fatto poteva essere lo spunto per una nuova scorreria. una trilogia che partisse dalla sardegna e che ripercorresse le tensioni libertarie italiane ed europee fra l’ottocento e il novecento ]

imparo a restringermi. mano pulita e parete pulita. decretare ciò che è più consono al mio territorio. balzare sopra i suoni. sterminare la razionalità come un tempo? evidentemente merito solo l’odio di questo tempo decadente. serenità soppressa. una stupida moralità da uomo colpevole vorrebbe situarsi nell’alveo della mia potenza. sacrificio prossimo. valore indicato come conforto. come una vendetta contro me stesso. ho conosciuto la mia propria particolarità e ho avuto un conato di stelle. anche se in ritardo volevo ringraziare tutti gli amici che sabato 12 hanno contribuito con la presenza alla buona riuscita dei nostri FIORI DI BUFERA al T-OFF officina delle arti sceniche. prossimo appuntamento DEADKEY OV JOY tributo al regista inglese derek jarman. il primo agosto venerdì a le cube gallery

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il meccanismo di criptazione a rotori

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beh è proprio vero: il sottoscritto torna sul palco di un teatro a leggere le sue strane poesie in scenari sonori industriali. ospite dei ragazzi dell’associazione suona, assieme ad altri autori e musicisti di varia estrazione [ molti! ] parteciperò alla serata FESTA DELLA MUSICA 2014 al teatro di serrenti [ sabato 21 .. si inizia alle 18 _ la mia perfo è prevista per le 20 ]. questa volta il mio sodale systems della brigata non ci sarà, dunque la sonorizzazione è realizzata da me con campionamenti da coh _ prima materia _ zero kama e miei. per chi fosse da quelle parti è il benvenuto [ son raccomandate le cuffie anti-infortunio! ]. tra gli altri, leggerò questi cinque testi scritti qualche anno fa per mariopischedda on movement e pubblicati da maldoror press nel mio ebook IL CORPO CHE NON HO ANCORA SCRITTO [ http://maldoror.noblogs.org/?s=roberto+belli ].
prima > IL FASCINO DEL BIANCONERO RIVOLTATO

ho ingoiato i miei _ baci brucianti
prima di gettarmi in un abbruttimento estatico
tracciato tuttintorno _ alle fila di armonie
ritrovate poco a poco _ nella rete intricata
dei lampioni semiverticali e _ coperti
di terrestre _ sempre terrestre
spasmi e _ respiri malsani

di ramo in ramo _ brucio la mia ecologia
immagine dell’amore terrestre _ oscenità personali
necessarie sempre all’armonia plastica
di terra _ sotto forma di pioggia
e pioggia nera _ che fa sbocciare
nuove teste da tagliare _ appese ad alberi
prima di una chiesa

quella oscurità mi diverte _ mi sostiene
pensandoci bene mi arrapa _ come il rasoio
del pendolo _ invisibile all’abnorme silenzio
dell’uomo costituto e _ che si raddrizza
compiendo _ parole sul suolo polimorfo
e della polvere _ che traccia intorno i cerchi
col favore della confusione

io non sono la cupa situazione attuale
io sono il fascino del bianconero rivoltato

 

seconda > CIO’ CHE VIVE RINCHIUSO

non saprà mai che farsene
questo dentro e fuori riassottigliato
di una questione umana
che imita voci fra le nebbie

come si restringe l’orizzonte
può delinearsi la trama:
le lunghe rifrazioni che straripano
intricando le tempie _ e la ragione

e sparisce il vuoto _ la materia senza materia
e attraverso un viaggio il mazzo affilato
è segno di dono _ segno di eco
il portato che abbellisce _ ciò che vive rinchiuso

 

terza > DETERMINAZIONE IN MEZZO AGLI ELEMENTI

di un rosso incandescente _ scorrono da tutte le parti
come dall’alto del cielo _ e in preda a un terrore folle
uomini e animali _ pronti ad accoppiarsi

la combinazione esalta l’impero
le trasformazioni morfologiche determinano
il pelo bruciacchiato e _ spostamenti continui

se si deve rendere infelice l’uomo
basta dargli tutto _ come una fulminea conseguenza
dell’odio che si prova _ davanti a un fatto riprovevole

e questo tutto marcisce da sé _ trasvalutando valori
e lo sterco morbido dove riposa _ accanto alla TV
in mezzo a questi ultimi elementi _ e sorride accantonato

 

quarta > PROFONDAMENTE NEMICO

il dominio
da qualsiasi senso
mi molesta
sotto
una luce cruda
io non sono possibile
non ho angosce
che opprimono
la mia velocità
che disgrega
brucio di una
fiamma del tutto mia
e l’incendio mi rende
profondamente
nemico

 

quinta > E CHI HA VOGLIA DI RISORGERE?

tanto la causa delle rincorse
quanto quella del rinvenimento
auspicano combinazioni letargiche

io che non ho causa
esprimo considerazioni
scoraggianti

se devo pensare ad un ritorno
il movimento forma spirali
scandali passionali in fondo alle grondaie

non ci sono ritorni
fluisce tutto in cerchio
come verso lo scarico di un lavandino

e tutto si moltiplica perdendosi
nel flusso maleodorante del canale di scolo
quindi: nessuna voglia di risorgere

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per quello che riguarda la brigata stirner invece : siamo alle prese con il progetto FIORI DI BUFERA che eseguiremo live al T-OFF di cagliari il 12 luglio nell’ambito del festival LE SALON DE MUSIQUE XIII ED .. una scorreria visual-poetico-industriale che preannuncia un lavoro più complesso che sarà pronto fra qualche tempo. non finirà mai.

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snaturato ma non desertico. provato e riprovato

[ un disastro troppo recente ha l’inconveniente di impedirci di scorgerne i lati buoni.   emil cioran ]

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IO CICATRIZZO CON LENTEZZA

per tentare una qualche artificiale positura
l’epiteto dell’infermiere   [ come pioggia
certe volte arriva _ la mancanza di dolore
]   mi
fa fiorire una piccola parte di   [ incontro
incontri neppur tanto ostili
]   dominio parziale
dei muscoli delle braccia e dei facciali

la cartella sottobraccio imballata statica   [ il
mio lettino sterile senza movimento
]   gli occhiali
chirurgici binoculari il taglio   [ in cerca di una
via d’uscita _ l’infiammazione si sposta senza vuoto
]

questa epoca fa di sé un mazzo di fiori
al profumo di alcol etilico e garze sterili   [ mentre
il meccanismo biologico si riforma pezzo per pezzo
]
poi sarà la volta di altre infiammazioni che
presagisco   [ piano ]   come macchine
dalla forma normalizzata e che operano
senza dannazione   [ con lentezza ]