cosa c’è? che cosa ti sta succedendo?

ematoma sul cuore e / di nuovo l’infiammazione | il procedimento bloccato e / l’attesa del colpo | la machina macina e / la brigata è pronta per l’Hangar | ma io sono bloccato | allora chiudo gli occhi e / ed è come non voler riaprirli più in questo mondo | un gesto di scherno e / una carezza sul volto | tornare sui miei passi per / vedere se ci sono ancora | mi rarefaccio sempre di più e  / impercettibilmente concentrato _ attraverso me stesso semideserto | sempre più veloce e / con la bocca scentrata

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all’improvviso   [ in ogni
angolo del suo corpo deflagrato ]
un’ala di ferro aerodinamica
si staglia   [ la testa quasi
completamente girata ]   nella
mia veduta del cosmo
materiale –

una piuma   [ trasporto
il carico svelto della
mia testa disincagliata ]   si
veste d’acqua migliorando
la tenuta e   [ completando
il bagliore del mio corpo
bagnato ]   l’erezione
del cielo –

una corda   [ mentre la
caricavo dentro il suo corpo ]
incontrollata e calda e di
carne   [ dell’ultima parola
dell’ultimo gesto ]   si veste
di foresta e gli uccelli
banchettano   [ le faccio
una lunga carezza sul pube ]
sulle ossa intercettate –

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[ non ho una nozione esatta di cosa sia successo. di cosa stia succedendo. di cosa possa succedere. mi alzai in piedi allora. incontrollabilmente, di slancio ]

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erosione

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tutta questa memoria tutta   [ riconosco
il tremore al battito _ misura no ]   e _ tutta
questa carne impropria da domare   [ e tutta
questa finzione da _ ammorbidire da far sparire
da istruire ]   ritagliata debitamente –

delineate –

mentre cammino chiuso ora   [ al centro
di un territorio che ho raso al suolo impunemente ]
paralizzato da un equilibrio insano
profumato in mezzo a corpi   [ fluidi
giocosi esposti al buio ]   nudi che
non percepisco più –

tutta la memoria tutta
la carne entrambe delineate –

se rimanessi attento   [ a voler riprendere
ad esibirmi in tutti i momenti dell’incarnazione ]
e trovarmi evanescente come
uno sbuffo inutile di tempo sprecato
[ e privo delle mani privo della testa
privo del corpo ]   del tutto privo dei battiti –

delineate –

il bitume del tepore della serenità
mi ha asfaltato il cuore   [ striato
maculato come occhio termine ]   peraltro
finito di colpo sopra un muro
senza discutere –

anno XXIV della machina

anno XXIII della machina [ 23.10.1993 / 23.10.2016 ]
ora comincia il XXIV

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la machina amniotica ha uno scopo. ha sempre uno scopo, da più di venti anni a questa parte: quello di esplorare, di formare, di fondare il nostro mondo dell’espressione, dirigendoci svelti e attenti come in una corsa su un piano inclinato. salendo o sprofondando, come in una voragine capovolta. in principio la parola, che è assordante. poi il rumore, che si fa orizzonte del mondo, unendosi poi con l’armonia, l’elettronica, la transizione. vicino a un punto dove devono esserci le nostre teste le nostre vite e le nostre sorti, si sviluppa sempre la forma e la sostanza delle nostre chiavi spalancate. performances di poesia, installazioni, interpretazioni performatiche, sonorizzazioni per film sperimentali, concerti: la nostra espressione si risagoma a seconda del territorio da percorrere, da attraversare, da interpretare, fino a disegnarne una planimetria nuova. ma mai una volta in queste esperienze lo spirito muta, mai non si riconosce nel flutto seminale e continuo delle idee. se per essere vicini a qualcosa bisogna per forza essere lontani da qualcos’altro, siamo rimasti senza produzioni per circa dieci anni, ma mai separati, distinti, dissolti. ognuno ha continuato e approfondito i dettagli della propria espressione in molteplici campi, per poi ritrovarsi tutti nella stessa fiamma, tutti – nel cuore della stessa fiamma. e oggi le nostre identità in/attuali dai confini saltati, palpitano insieme come in un unico corpo in formazione nel buio. una volta di più.

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http://www.machinamniotica.it

produzioni fino al 2005 : http://www.machinamniotica.altervista.org/02/03%20testi/produzioni.htm
2004 / VISIVA 04 videoinstallazione in collaborazione con raffaele mandis
2005 / ONE TV HOUR musica sul film di giovanni coda e coreografia di ASMED balletto di sardegna
2006 / NEW YORK BERLIN videoinstallazione/presentazione omonimo libro di mauro pala docente dell’università di cagliari
2015 / BIOETHIC VISION musica sul film di tore manca

prenditi cura delle tue fonti

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se provassi a ripetere
irrimediabilmente
il garbo sicuro con cui
ho imparato le leggi del nero
non potrei fare altro che
rileggermi d’un fiato
tutto ducasse

 

[ i canti di maldoror – poema epico in prosa 6 canti
visionari eccentrici | geniali compatti
1869 _ lacroix
poche copie stampate
consegnate a ducasse
paura della censura
1874 _ in belgio
scarso successo
1952  _ accuse di plagio
poesie I / poesie II ]

 

ecco ora comincio .. aprile 2016

“ piaccia al cielo che il lettore, imbaldanzito e diventato momentaneamente feroce come ciò che sta leggendo, trovi, senza disorientarsi, la sua via dirupata e selvatica attraverso gli acquitrini desolati di queste pagine oscure e venefiche; infatti, a meno che non ponga nella lettura una logica rigorosa e una tensione dello spirito pari almeno alla sua diffidenza, le micidiali esalazioni di questo libro gl’imbeveranno l’anima, come l’acqua lo zucchero. non è bene che tutti leggano le pagine che seguono; solo pochi potranno assaporare questo frutto amaro senza rischio.  “

 

[ ducasse muore  nella propria abitazione /  senza altre informazioni | usava scrivere di notte  suonando il pianoforte /  e declamando le composizioni /  ad alta voce nella notte | sento ancora fra le mura /  il rintocco salato del suo sudore /  delle fauci inondate e l’odore
della saliva ]

si è avuto paura che
quella poesia uscisse dai libri
e rovesciasse la realtà

[ ducasse raffigura con la più sconvolgente efficacia l’insurrezione dell’invisibile nella parola contemporanea, strappandola così alla capsula immunitaria in cui vive incastonata sotto l’influsso di una tradizione plurimillenaria ormai prossima all’estinzione, e rendendola programmaticamente infetta, mortifera ]

 

MALDOROR! | mare senza termine! | appressa il suo volto fuligginoso da rinnegato / voltato e rivoltato _ che sia stato mai rinchiuso | fra le sbarre dell’indagine costituita | continuativamente / in modo ostinato | forma il macchinario immane che genera il moto delle frasi | per volgersi dentro il più buio ed accecante degli abissi | egli attira la condizione ispirata / vegetazioni scarnificate | respingendo mano a mano / il soccorso e la punizione | celandosi eludendo | rovesciando fuorviando / conduce a smarrirsi / in meandri indecifrabili | impastando la scrittura con sudore elettrico / mai la coscienza perde la veglia / in un circostanziato metodo / di architetture non scalfite dal sonno letargico | pur essendo strabocchevole _ ridondante _ rutilante affastellata / la scrittura perdura in una tela non definitiva | ricamata col senso rivoltato / su di sé come in una fucina | vento rapinoso della contraddizione | rilanciato in un vorticoso slancio / impera tutto intorno / lo strato lucido del ragionamento ottimizzato | a suo agio / malgrado velocità smisurate / e plastici planando atterraggi | specchio fedele di una lacerazione il suo volume | malessere esistenziale / orgogliosa diversità | l’odio per la società lo emargina | plurima ricorrenza accanto agli stipiti / di una finestra dissestata che da sul mondo | l’odio che fa tremare ogni muro della stanza / non smuove un solo muscolo in ascolto / della sua faccia | la condizione umana rifinita dallo stile / una progressiva degenerazione / come una ferita | ti ho visto disegnato fra le rigature / nel vetro della stanza | allontanante e spregiatore / in aperta offensiva accanto all’odio | convivendo con l’amore che dalle forme inusitate / comunque riesce a crescere / germogli prensili dalle sfidanti cadute | e accanto all’odio / una reale pietà | incolpevole del suo stato di lordura / l’uomo grufola immansito | e persuasori occulti danzano / sulle rotaie spericolate volte ai tramonti ferrosi | minaccia non presupposta di notte | quando al quinto piano sorge un filo / premuroso di fumo verso un foglio inchiodato sulla parete | indistinto e presagio di nettezza d’idee / il brusìo di sottofondo sferragliante / mentre il foglio vibra consistente e certo / in un panorama d’inferno moltiplicato all’unisono | dall’impronunciabile giorno della mia nascita / ho votato alle assi sonnifere un odio irriconciliabile | la percezione di esorcizzare immancabilmente / ogni via d’uscita lasciata aperta | nega a sé stessa l’impronta fuori fuoco della esuberanza immaginifica | sadismo autofagìa / simulazione negazione | non so esser sincero / se non simulando! | prendo forma nella pagina / senza voler esser percepito | osservare tutto come un spettro / rimasto livido e immanente | dappertutto e in nessun luogo | e tutta la frenesia di queste metamorfosi / questo delirio dell’autoperdizione / mi conduce a non riconoscermi dinanzi a me stesso | sfumato in uno specchio / sintomo di irrimediabile dissesto –

in fondo alla caverna
sbrano metafore e altre retoriche
convinto di precedere
un nuovo tipo di autonomia

 

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ANTONIN ARTAUD et NIHIL
a proposito di isidore ducasse e l’impensabile lautréamont

signor nihil    [ – et an JB – ]

ho delle confidenze da farle a proposito dell’impensabile conte di Lautréamont | morto solo / in una camera d’albergo trasudante genio e traboccante orrore / impertubabilità e convinzione caustica | lucidità e programmazione rivoltosa | morto per edema acuto al polmone / mentre l’etere lo disseminava tutto intorno a germogliare | morto per infarto polmonare / una fila di scheletri a misurargli la febbre maligna | vi sono incendi a volte / repentini di foreste | morto in un albergo / inerte elettrico del corpo esterno | setticemia / pancreatico emorragico / organismo che si digerisce da sé / meningite | balzò sù come una furia / allo stridere dei denti dell’universo | prima tacito poi / insurrezionalista una discrepanza della volontà / e il pianeta si ruppe in due / ridendo a crepapelle

Lautréamont s’introduce nell’anima per dinamitarne le ispirazioni | uno sbocco di petrolio dalla bocca decorata col sogno | la minaccia della folgore che spacca il reale | e contro il borghese iniquo stupido / pernicioso idiota / ipocritamente e consapevolmente | sotto gli occhi di tutti / compone la sua volontà effettiva / che non smette di lavorare nel senso ad irrorare intorno / a forza di veleni rimossi / i miasmi pestilenti non più trattenuti finalmente / e lacerare la realtà che si fece malefica!
Lautréamont / e la sua anima d’insorto integro / che l’essere vuole impedire di poter manifestarsi | morto | trasportato in una fossa comune maleodorante in cimitero | spunta la pretesa di scegliersi da sé i demoni / per riprendersi il corpo | fuliggine di un’armata senza numero / brulicante come l’aria del cielo | e bucarne la brina della tomba in cui veniva trattenuta

Lautréamont nelle lettere piene d’accuse | piene d’invettive e sarcasmi / lo stridere amaro di una poesia irriducibile al quotidiano ordinario | che non può parlare di soldi o di affari / senza scalciare con aggressività | e questo gli uomini non l’hanno mai sopportato | se non fosse morto e avesse insistito a vivere / la società non avrebbe perso l’occasione di internarlo | di far credere che fosse malato quando / si sentisse irritata dalla sua voce stridente / a forza di  spingere il vomere incarnato del verbo nel suo stesso cammino insurrezionale | il lirismo come piaga vendicatrice / non vuole essere utilizzato senza fremere | pertinenza intrinseca di essere reclusa dalla realtà | scarnificata come un interno svuotamento

e il borghese va di domenica a passeggio / e adesso il male è fatto | zeppo di carne da soddisfare / finendo di sudarsi il vino della messa | sacca d’influsso saltellante / sacca carnacina sanguinolenta / sacca calcante l’oscena e ripugnante carnazza dell’apologia dell’essere | e Lautréamont nel mentre che il suo cuore di poeta all’incontrario ossificato il suo coercibile contegno / è irrigidito fortificato nel suo smalto legato al motore della vita vera / ecco che il vampiro gli succhia ogni stilla deviata abbevverandosi impropriamente | imbecille matricolato / cafone ritensivo | consigliando a quel cuore pulsante di rientrare nella norma / di non stridere più

é così perché signor nihil / il mondo non ha mai voluto saperne del genio irriducibile di ducasse | e questo mondo ha voluto farla subito finita / con quell’aggressività scaturente da un cuore / che la vita di ogni giorno catastroficamente indispone | e che alla lunga avrebbe finito col trasportare dappertutto / l’orrore delle sue scorticature! Ducasse non era un allucinato / né un visionario | ma un genio / che non smise mai di vedere chiaro / quando guardava e attizzava nel maggese dell’inconscio inutilizzato | il suo / e nient’altro | poiché non c’è nel nostro corpo / un punto in cui incontrarci con la coscienza di tutti | e nel nostro corpo siamo soli | ma questo il mondo / non l’ha mai ammesso

Ducasse è morto di rabbia per aver voluto conservare la propria individualità / a scapito della convinzione delle tigne ignobili dell’essere / invece di diventare l’imbuto del pensiero di tutti | e il nome di Lautréamont fu il primo mezzo per far uscire fuori il cinismo delle sue scorticature / la cinica e insolita diffidenza delle sue scorticature / le spaventose e diffidenti scorticature | per sviare / a svantaggio della coscienza generale | queste le opere arcindividualistiche di Ducasse / poeta reso furente dalla verità | e ora suda e guarda la propria morte / come da un orifizio della sua bara | in qualità di isidore ducasse

 

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I CANTI DI MALDOROR
di isidore ducasse _ conte di lautréamont
performance permanente
aprile 2016
a cura di
nihilNONorgan
soundscapes + voce
1 _ PIACCIA AL CIELO CHE IL LETTORE
strumentale live electronics
2 _ PRIMO CANTO
su suoni di pianeti e droni casuali
15 _ MALDOROR!
su spazi sonori di eliane radigue
e improvvisazioni elettroniche di nihilNONorgan

son venuto qui per sparire

sono fermo alla porta. la pavimentazione è tutta sconnessa e continuo a fissarla nel buio. ogni tanto mi viene in mente che dovrei comprare qualcosa da mangiare. per quale ragione, poi .. i vetri delle finestre son tutti spaccati. il silenzio è tale che riesco a sentire il clangore del mio corpo che continua ad essere stritolato e smembrato dentro il corpo di un altro. mi guardo attorno per qualche interminabile momento. la mia andatura nell’immobilità pietrificata somiglia a una piuma di un corpo in volo. la parete affrescata cade a pezzi. davanti un piccolo corridoio .. una stradina come ce ne sono a centinaia. sul ciglio mi ripropongo di vedere. di vedere come prima. concentrarmi sulla visione, lo sguardo è il mezzo. ma non c’è nessuno. me ne sto al buio con la torcia spenta nella mano sinistra. l’altro corpo continua a seguirmi nell’ombra dell’edificio tutto nero. in piena notte. al buio. da solo. fermo alla porta.

 

uno alla mattina conta una ruga in più / mentre la sonda juno striscia sugli asfalti di giove / rimirandosi la crepa sopra il bacino / e le urla di 292 morti a baghdad –

due poi al pomeriggio / a contendersi al caldo una schierata fattispecie / di polveri di stelle nel cielo / mentre il fascista vibra il colpo a emmanuel / e l’italiano riscopre l’antifascismo / e la moglie diamond a occhi sgranati di philando carlise / filma lo sbirro che lo ammazza negli USA / her young daughter sat in the back seat –

e poi tre alla mattina col sole a palla / misurando l’area del 730 precompilato / e i petti squarciati di 5 sbirri morti / esperti di fatti razziali sull’asfalto / e le misure disciplinari contro spagna e portogallo / parcheggiati da tempo in sosta vietata nel / crogiuolo mefitico dell’occidente in fiamme –

 

– beh dunque stefano giaccone ha avuto l’idea di lavorare intorno al mio Quaderno Nero che mi son stampato nel novembre anno scorso. 107 scritte nere dal gennaio al maggio 2013. non avevo mai pensato di fare una presentazione ma poi è arrivata questa idea di stefano .. e comunque non è che sia proprio una presentazione ma .. un lavoro più complesso che ci porterà nei prossimi mesi chissaddove. di certo in un posto smagliante e pieno d’amore, a dispetto delle esalazioni mefitiche di questo inizio secolo. abbiamo per le mani una materia complicata. ma questa volta venerdi 5 agosto allo Spazio Arka cominciamo a girarci intorno. proviamo a farci un’idea. cominciare il viaggio / la performance: io, lui e il mio sodale arnaldo .. e con giovanna mais al canto. e gli amici che verranno. –

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QUADERNO NERO

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la propensione alla scrittura non la perdo mai. quella alla musica – esperimenti nell’ambito industriale / post industriale, in quello della musica concreta e del minimalismo, la sperimentazione come punto di partenza .. e naturalmente il punk HC – nemmeno. e poi quella al canto, ma quando mai! e la propensione alle letture? ostinata, non finirà mai. e quella all’amore soprattutto NON finisce. il mio passo non cede. il cuore è ancora colmo. il mio amore non decade. e l’amore è dappertutto.
questi sono testi scritti all’inizio del 2013. li ho riuniti in una raccolta che ho chiamato QUADERNO NERO con una postfazione di carmine mangone, amico fraterno e compagno di scorrerie poetico-elettroniche memorabili con PNG, che mi onora. l’ho stampata nel novembre 2015, si tratta di una autoproduzione, fuori con il nome nihilNONorgan INDUSTRIE, tiratura limitatissima, per il momento. ne metto qui giusto uno stralcio a caso. adieu

 

 

1.

pilotato da altezze senza regola
ho prosciugato il mondo [ il mio
è stato un micropotere in decadenza
da subito
] mentre uno solo dei canali
mi dissetava univoco [ senza
condizioni
] senza interesse –

prendendomi le macerie intorno
ho riempito tutto il vuoto [ il mio
è sempre stato un po’ pieno
] mentre ora
fin dal principio [ senza
condizioni
] cerco di riassorbire
il carattere deforme conseguente –

a che serve allora stare ancora qui [ con la
scrittura
] a scremare le impurità a
riprendere da capo una consistenza
risultata da subito _ senza forma?

 

2.

un tempo m’accorsi formandomi
[ nuotandoci contro gridando nel liquido ] de
l’inutilità sostanziale di cose come la fede o
l’altruismo il credo [ ogni stanza piena di gente ]
e cominciò a formarsi stagliata scoccata
una corazza di marmo generata [ in sonno
dentro la luce _ al centro di tutto quanto
] dal tempo
costantemente e _ ostile [ circondato tutto il cuore
la mia forma semiaddormentata
] e quantunque
venissi trasportato da un enorme numero di corpi
la mia mano non stringeva niente [ avvertivo soltanto
l’immobilità _ conficcata nella notte come un cuneo
] e
sperando di vedere luce in quella macchia di
buio statico atroce mi convinsi _ di poterla attaccare
quella mancanza senza più forma –
poi _ il fiore della mia bocca [ mentre asciugo
macchinalmente lacrime con l’altra mano
] cominciò
a profumare [ cessando di essere infelice ]
come profumano le maree lunari
che m’invento

 

3.

[ per poi finire profetico come _ una ragione guasta ]

per finire come una melma
per la strada increata vibratile –
in una espansione totale far fibrillare
il cuore che sto cercando che non c’è –
in una proiezione di lanci di rifrazioni
senza motivo ancora cerco di capire –
briciole incollate alle labbra vibrano
provano l’istante come indignazione
cresce assieme al bisogno marcato
il rilievo delle stomacature –
ci fosse soltanto un rumore pneumatico
che valga come cenno d’intesa potrei
rimuovere qualcuno di quegli annunci
come se si andasse un po’ più oltre
più verso _ una radice? cosa?

[ non gl’interessava neppure _ difendersi più ]

 

4.

dalla mia stessa forma proviene [ li ho azzerati li ho
annientati
] il risultato della mia immobile
trascuratezza [ la bocca su un’altalena
si apriva e oscillava nel canto
] eppure
sempre più caparbiamente contavo su
la direzione giusta [ mi pareva di sentire
anomalie nella mia circolazione sanguigna nella
increspata discesa di tutto quel flusso rosso
]
quella considerata dal mio tramonto come
la più blindata [ lo stato di allarme perenne in cui vivo
mi condiziona facendomi poltiglia cieca
] e
senza essere obbediente [ crudo ] confermo
l’incomunicabilità

 

5.

a qualsiasi ora del giorno
ogni rintocco vicino [ che ritengo
rischios
o ] si distingue dalle impronte
che il mio corpo lascia
come [ abbandonate le tappe verso
la morte attuale
] una caduta originaria
che soltanto si sforza ad uscirne
dalla palude disperante della storia
con notevole precisione [ e forgiando
dissipatezze rancorose
] si spera

 

6.

se potessi incolparmi da solo [ e poi
riprendessi il fiato
] rovesciarmi addosso
le colpe di tanta monotonia [ sarebbe
un odore diverso quell’odore dalle viscere
]
potrebbe essere [ alla fine _ mentre annodo
le inconsistenze
] che NON mi chiudo ma
vigilo l’entrata della mia fine [ sterile eco ]

 

7.

mi son sentito impallidire
nell’invenzione dei miei ultimi
detriti. camminavo avanti e indietro
credendo di morire. in mano
un telo nero e _ con la bocca insanguinata.
in quell’istante di [ scambiato rimosso
mi rifacevo dal nucleo più infondo
] feconda
imprevista concentrazione mi apparve
un semimondo concreto dalle articolazioni
deliranti e tumultuose. non avevo
ancora parlato a nessuno di quelle
costellazioni increate per le quali [ vero intero ]
avrei potuto anche scambiarti
nelle fredde notti solitarie.

 

 

sarvam anityam : tutto è transitorio

ho la consapevolezza della mia totale impotenza. la mia esistenza se ne va a brandelli come una roba putrida. non possiedo più una realtà vera. avrei voluto non sentire più nulla. volevo allenarmi contro il dolore, e sopportare questa tortura. ero così malato, quasi demente. e non mi sarei meravigliato se, invece di parlare, avessi spalancato la bocca per lasciar colare la bava senza dire una parola. la mia vita non è giustificabile. sento il rumore del cuore sotto le mie ossa, sento il battito delle vene, penoso, nelle tempie. lo so. morirò in condizioni disonoranti. non avevo nulla da dire. non avevo ancora finito di perdermi.
[ nihilNONorgan + georges bataille ]

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ho fotografato accuratamente l’intero procedimento. ho rinvenuto parte delle ossa vicino ad un albero in giardino ma è il contradditorio della pelle e della carne che ho trovato veramente interessante. l’ho definito “un’icona rossa”. senza eguali. che divina il futuro. compio una vera indagine al laboratorio: un lavoro sporco e scrupoloso che richiede una minuziosità archeologica. ogni prova è riposta dentro una busta trasparente.

 

1^ RAPPORTO DI ROUTINE
ovvero _ informazioni dettagliate

[ il caso ha preso una nuova piega ]: identità archivio
e il titanio che si decodifica sulle pareti con
un fluire scintillante di considerazioni anomale:
decifrare il linguaggio del corpo alla luce
di una sola delle lampade a carburo
che ondeggia riposante dalla porta della
unica propria sostanza visiva filiforme –

[ i primi dati in arrivo ]: ecco l’uomo
un animale con la corteccia più evoluta
un equilibrio di microparticelle e stimolazioni
che riposano sulla lastra della precoscienza:
ma la tregua della carne è soltanto obnubilata
una miscela di relazioni rapide e
i centri del piacere nel cervello –

[ i resoconti mischiati in false cartelle ]: ma il gesto
dell’isolarsi sempre più spesso intorno al suo
involucro di pelle del sesso dove poter in quiete
riacquistare la propria ecologia interna
disfa l’identità del perimetro intorno
e imperla così la pianura del piacere mai espresso
dentro il canale del proprio impianto onirico –

[ le foto dei crimini sparse sul tavolo ]: le luci al neon
recano ombre frastagliate sul profilo delle intenzioni
e le sedie di ferro raschiate di recente pulsano di rosso
la pelle bianca in un ruscello di vapore
la ripetizione estranea delle serenità inglobate
il rigido commento destinato alle prede addormentate
il liquido rapporto gocciolante sul pavimento –

[ bustine segnate di rosso con esemplari di unghie ]: prede
prova a fare un altro giro mentre scendi e
segna con un gesso la linea il contorno del corpo
il lampo reciso dalla vena formicolante richiama
l’attenzione del tuo interno più solido
la rivolta insperata è rimossa dalle frenesie e
l’attenzione è concentrata sulle foto dei cadaveri –

[ dall’evacuazione in diretta TV dell’underground londinese
pochi attimi prima dell’esplosione al rallentatore ]: permettimi
di poter svegliarmi ancora fra i fili di ferro spinato
con le linee dei materiali liquidi che colano all’inverso
e la visuale contornata da elementi d’acciaio e di carne
la mia bocca richiusa e il fascio dei muscoli verdastri
determina l’ipotesi della ricerca che effettuo su di loro –

[ traumatismi contusivi ferite da coltello e soffocamento ]: l’utilità
data dalla devastazione il solo luogo fondamentale
le rive scoscese delle erogazioni dei vapori eterei
il rilievo crestoso del pericolo e la reazione mai perduta
della constatazione dell’odore l’umido e la luce piena
di un deserto di ghiaccio orbitante entro il proprio essere
eppure ancora già visto e avvertibile sostanziale –

[ la lune compie un’orbita che dura ventotto giorni ]: porzioni di
rilevanze appena concrete dovute ai punti decisivi
essere in grado di tornare dopo l’impiego di quella luce
l’emozione di quel calore fluido recato dal momento preciso
mentre il rantolo si confonde con la saliva della bocca
il tremolìo inconsulto il canale morto alla TV
il continuo rassicurante inudibile ronzìo del frigorifero –

[ dettagli anatomici per soddisfare desideri ]: una bruma
eccitante come una burrasca e i fondali rimuovono
tutte le minacce tutte le genuflessioni carnali tutte
le distinte sindromi da disagio le immersioni lunari
i disordini neurologici dell’organismo i crolli desertici
la comunicazione mutata del mistero dell’eccitazione
forse indifferente alla natura minacciata dell’invisibile –

[ analisi dei graffi sulle vittime ]: situate in un giardino
la collezione di sperma cosmetico in ampolle ingiallite ma
seppur la trasparenza argini l’evento biologico planetario
l’onda densa della caratteristica azione duplicatrice
ripara la tenebrosità e gli odori brumosi nella stanza
il luccicchìo delle catene tese e i pasti antropofagi
ordinati sul tavolo anatomico risonante nella penombra –

[ riscontri sulla dentatura ]: ottenuti al calcolatore
i risultati dei liquidi vaginali della preda combaciavano
con l’oblio turbinoso degli impulsi del fascio neutro
decisamente migliori dei riscontri sulla dentatura
il raggio del plasma avvertiva l’eliminazione del peso
il corpo bianco dai denti roventi riscattava la sua esistenza
con effetti d’inquinamento seriale gocciolando membra –

[ dynamo babe : l’eliminazione dei rifiuti ]: nello stadio iniziale
l’accanimento equivaleva a un denso torpore estatico
riprendendo le fila dell’incondizionato panorama neurale
il cuore riprese la frequenza normale dei battiti
stelle nelle prossimità dei resoconti inumiditi dal vapore
sorgenti di polveri vetrine associate all’onda dei resti
l’enorme involucro stipato e il blocco di appunti ben chiuso –

ora sono fuori

 

[ LO SCANTINATO SORDIDO : primo dei miei 29 rapporti di routine _ pubblicati in NON FINIRA’ MAI pesanervi press caserta 2009 / nihilNONorgan industrie cagliari 2013 _ improvvisamente dal vivo a fine anno forse ]

 

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